Quella che segue è la mia traduzione dell’articolo di Tom O’Boyle del 26 settembre 2016 pubblicato su Team Rock.


Neige ci accompagna attraverso i suoni e le storie che sono confluiti nella realizzazione di Kodama, il nuovo album degli Alcest uscito il 30 settembre 2016.

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Alcest (da sinistra: Winterhalter e Neige)

Il mese scorso ha visto il ritorno degli Alcest con il loro nuovo album, Kodama, un lavoro più dark e arrabbiato rispetto alle delizie armoniose di Shelter del 2014. Il nuovo disco è un ritorno ai mondi liminali e fantastici evocati così efficacemente da Neige e dal batterista Winterhalter. Kodama, in giapponese significa “spirito degli alberi”, prende ispirazione dagli elementi della cultura giapponese, in particolare dal film avvincente Princess Mononoke dello Studio Ghibli, una favola che racconta le sofferenze che l’insaziabile sete di progresso dell’umanità infligge al mondo naturale. Inoltre, s’ispira in parte alle tragedie recenti del mondo reale. Questo è un disco più dark e arrabbiato, un ritorno ai primissimi Alcest. Qui Neige ci racconta, traccia per traccia, uno degli album più belli del 2016.

Kodama

«Non è stata la prima canzone che ho scritto, ma è stato il brano che ha ispirato la personalità del disco. Penso che sia la mia canzone preferita. È un misto di tanti elementi diversi: ha un sound molto grunge, alla Smashing Pumkins, ed è anche molto cinematografica. Volevo evocare una certa atmosfera asiatica. A volte scopri un riff, e basta quello a dare vita a un’idea. La canzone è complessa: contiene tante parti diverse, è molto progressive. Volevo creare una canzone completamente aliena, qualcosa che non somigliasse a nient’altro.»

Eclosion

«Secondo me, questa è una canzone incoraggiante. Mi ricorda il nostro primo album. È semplice e fresca, in alcune parti pulite c’è una certa influenza dei Cure. C’è anche una bella melodia nel ritornello, ricorda gli Explosions in the Sky. Anche questa canzone è abbastanza progressive e complessa, con molti riff. Si sente perfino un’atmosfera pop e asiatica in alcuni passaggi… no, non k-pop! [Ride]»

Je Suis D’ailleurs

«Il titolo significa “vengo da un altro posto”, o “l’estraneo”, e parla della sensazione di non appartenere a questo luogo, cioè alla Terra. La canzone è molto epica: ha una bella energia, un tempo costante e alcuni passaggi di black metal, e anche diversi elementi shoegaze nel canto pulito.»

Untouched

«Questa è la prima canzone che ho scritto per l’album. Si riesce a percepire ancora l’influenza di Shelter: è più breve e ha una struttura strofa-ritornello-strofa. Avevo in mente l’immagine di una tribù di bambini nella foresta, ragazzini vestiti quasi come animali – un po’ come in Princess Mononoke – qualcosa di molto tribale, selvaggio, ma al contempo puro. Credo sia una canzone strana, un po’ aliena. Ha alcuni elementi rumorosi, tante chitarre inverse e un ritmo marziale. Penso che tutto l’album, in generale, sia pieno di contrasti. Ci sono momenti aggressivi alternati a parti più oniriche.»

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Copertina di Kodama

Oiseaux de Proie

«Significa “uccelli da preda”. È un testo metaforico sulla natura che si vendica sul mondo umano. Forse è la canzone più eterogenea del disco e per questo motivo l’abbiamo pubblicata per prima. Contiene elementi da tutte le altre canzoni. All’inizio non ero convinto, perché pensavo fosse troppo metal, quindi l’ho messa da parte per un po’. Però sapevo che il mio batterista Winterhalter l’adorava. Abbiamo scoperto il black metal all’incirca nello stesso periodo, ma lui ci è rimasto più legato. È più metallaro di me!»

Onyx

«Volevo continuare la tradizione dei nostri primi due dischi: mettere cinque canzoni “reali”, con strumenti tradizionali, e alla fine un brano più sperimentale che si staccasse dagli altri. Questo pezzo, a dire il vero, è nato per caso in studio! È il primo riff di “Je Suis D’ailleurs”. L’operatore in studio l’ha registrato su nastro, l’ha invertito e rallentato. Ha un sound molto vulcanico, terreno. Ci abbiamo lavorato parecchio, non c’è soltanto il riff invertito, ma anche altri strati. Lo aveva fatto soltanto per divertirsi, ma alla fine siamo rimasti colpiti da quanto fosse inconsueto e interessante.»

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